Augmented Eternity, l’app che ci renderà immortali…

By 19/11/2018LANGA WEB, NOTIZIA
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Al giorno d’oggi abbiamo applicazioni che possono fare qualunque cosa, ora, forse, potremo anche diventare immortali grazie a un’app. Merito di Augmented Eternity, una sorta di memoria digitale dove verranno conservati per sempre alcuni dei nostri concetti e pensieri.

Così, mentre Google permette di sapere quando morirai (e non è l’unica che crede di poterlo fare), Augmented Eternity si ripromette di rendere imperituro il tuo ricordo. Creata da Hossein Rahnama, imprenditore e ricercatore della Ryerson University di Toronto, l’app sfrutterà le nuove tecnologie e il cloud per salvare quelli che sono i nostri valori, alcune frasi che ci caratterizzano e i nostri gusti principali su diversi argomenti. In questo modo l’applicazione creerà una copia della nostra “anima” che verrà inserita online e con la quale chiunque vorrà e chiunque ci ha conosciuto in vita potrà interagire, per sentire in parte in maniera minore la nostra assenza dopo la nostra morte. Ovviamente noi potremo scegliere con chi condividere i dati della nostra coscienza online.

Ma come funziona l’applicazione per l’immortalità? Semplice, una volta che registriamo tutti i nostri dati al suo interno l’intelligenza artificiale sarà in grado di discutere con le persone in Rete prendendo il nostro posto. L’AI saprà dividere anche i vari aspetti del nostro carattere e le nostre conoscenze. In che senso? In pratica se in vita siamo stati dei padri ma anche degli insegnanti, se parleremo con nostro figlio o nostra figlia l’app userà delle parole specifiche e dei specifici ricordi, se invece interagirà con un nostro vecchio studente il linguaggio e le frasi saranno totalmente diverse. L’app dunque adatta la nostra coscienza immortale a secondo di chi ci contatta. Fin qui sembra tutto rose e fiori, ma c’è un problema. Come ammette lo stesso Hossein Rahnama, per generare un’anima digitale che resista nel tempo e sia in tutto e del tutto uguale a noi ci vorranno anni e anni di dati da raccogliere su noi stessi. Il problema dunque non è solo sulla privacy ma anche sul tempo che ogni persona dovrà impiegare per realizzare con cura una copia esatta di se stesso sull’app.

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