Link: the black is the new blue

Quando Tim Berners-Lee sviluppò la sua idea per realizzare il Web, i monitor a colori avevano iniziato ad affermarsi da qualche tempo. Come spiega lui stesso in una FAQ del consorzio del World Wide Web, però, non ha la minima idea del motivo per cui fu impiegato il blu per i link, anche se ha qualche teoria…

“Non c’è nessun motivo per cui uno dovrebbe scegliere un colore, come il blu, per indicare la presenza dei link: è semplicemente una cosa predefinita. Penso che il primo browser (che si chiamava WorldWideWeb e che scrissi per il sistema operativo NeXT) utilizzava solo una sottolineatura per rappresentare un link, visto che era un modo di enfatizzare le parole che non viene usato molto nei documenti. Il blu arrivò quando i browser iniziarono a usare i colori: non ricordo quale fu il primo a usare il blu. Puoi cambiare questa impostazione predefinita nella maggior parte dei browser, e sicuramente nei documenti HTML, e nei fogli di stile grafico CSS. Ci sono molti esempi di diversi fogli di stile che usano diversi colori.

Penso che il blu sia tra i colori più scuri e quindi complica meno la leggibilità di un testo. Nei primi tempi del Web utilizzavo il verde ogni volta che ne avevo l’occasione, perché è considerato un colore rilassante.”

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Berners-Lee esclude quindi che il blu dei link fosse stato introdotto sotto sua indicazione, come si legge talvolta in qualche articolo e libro sulla storia di Internet. Il Web degli inizi era spartano e quasi interamente testuale: le connessioni erano lente e c’era quindi la necessità di fare siti leggeri, inoltre le immagini in formato digitale non erano ancora molto diffuse. Molti siti non avevano nemmeno i fogli di stile (CSS), cioè le istruzioni su come dovesse apparire la loro grafica, di conseguenza erano i browser a mostrare le pagine sulla base di alcune impostazioni predefinite. Tra i principali indiziati dell’affermazione dei link blu c’è quindi Mosaic, il primo programma per navigare online a diventare popolare tra gli utenti e a spingere la diffusione del Web nelle sue primissime forme: il colore predefinito usato dal browser per i link non ancora visitati era il blu, il viola per quelli già visti.

Google esiste da quasi 18 anni e da sempre nella sua pagina dei risultati i link sono blu, colore che tutti abbiamo imparato ad associare alle parole su cui si può cliccare sopra. Il Web nel frattempo è cambiato, i criteri per la sua grafica si sono evoluti e adattati ai cambiamenti tecnologici, abbandonando alcuni canoni. La regola non scritta di mostrare i link sottolineati quando si passa il puntatore del mouse sopra è rimasta e continua a essere rispettata sulla maggior parte dei siti, mentre il blu è diventato meno comune e sostituito da altri colori, stabiliti attraverso i CSS. Qui sul Post, per esempio, il classico blu è stato da tempo sostituito con l’azzurro della testata nelle pagine dei singoli articoli, mentre nella homepage tutti i link sono mostrati in nero.

Google per ora non ha comunicato nulla di ufficiale sull’esperimento nelle sue pagine dei risultati, confermando solamente di essere spesso al lavoro per sperimentare soluzioni alternative alla sua grafica. Le prove di questi giorni non coinvolgono invece l’indicazione degli indirizzi (URL) al di sotto dei link, che continuano a essere verdi, il colore del primo storico logo del Web e quello preferito da Tim Berners-Lee.


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