Flickr, breve storia di un magnifico fallimento

By 28/04/2018NOTIZIA
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Flickr nasce nel 2002: due consulenti di web design canadesi, Stewart Butterfield e Caterina Fake, iniziano a lavorare a un gioco online. Avrebbe dovuto chiamarsi Game Neverending. Dopo sei mesi di lavoro, d’un colpo cambiano idea e decidono di modificare il progetto e fare un sito per condividere foto. Nel febbraio del 2004 la piattaforma è pronta. Si chiama Flickr.

Cinque mesi dopo sia Yahoo! sia Google bussano alla porta del team canadese. Mentre il traffico del sito cresce del 448% in un anno, Yahoo! si convince per primo che il progetto ha enorme potenziale: a marzo 2005 impacchetta il team di 11 persone e lo trasferisce da Vancouver a Sunnyvale, in Silicon Valley. L’acquisizione dà visibilità alla piattaforma, che nel primo anno sotto la guida di Yahoo! passa da 250mila utenti registrati a più di 2 milioni.

D’altronde, Flickr risolve un problema che molte persone iniziano a porsi: dove posso mettere le foto online? Nello stesso mese in cui viene creato, Mark Zuckerberg sta mettendo a punto Facebook (data ufficiale di creazione: 4 febbraio 2004), YouTube comparirà l’anno dopo, Twitter due anni dopo, Instagram addirittura sei anni dopo. Gli utenti hanno giusto iniziato a usare MySpace, ma il focus non sono le foto ad alta definizione.

Insomma, non esiste nulla di simile online. Flickr ti permette di creare un blog con i tuoi scatti, che gli altri potranno commentare e trovare grazie a un sistema di tag. Nel 2005 sembra una cosa estremamente rivoluzionaria: per diverso tempo fotografia digitale e Flickr sembrano sinonimi.

È ancora lontana l’epoca degli smartphone e delle immagini che si cancellano: gli utenti sono fotografi amatoriali, a cui piace avere un posto dove tenere tutti i loro file. E sono contenti di far parte di una comunità che ha qualcosa in comune: scattare, condividere e commentare belle foto.

Ma negli anni le cose cambiano. Mentre tutti si rendono conto che le foto sono il futuro (solo dopo i video diventeranno il futuro), Flickr sonnecchia. La nuova proprietà, Yahoo!, non capisce come far evolvere la piattaforma e come mantenere un legame con la comunità esistente, a cui avrebbe potuto fornire un social network con estrema facilità, prima ancora che Mark Zuckerberg integri le immagini nei post.

È il 2012 quando Mat Honan su Gizmodo analizza il problema: “C’è una differenza tra mancare un’occasione e mandare le cose completamente in vacca. Quando Yahoo! non è riuscito a capitalizzare il potenziale social di Flickr, quella è stata un’occasione mancata. Ma per capire dove è andato in vacca accendi il telefono e lancia l’app di Flickr. Come dici? Non ce l’hai. Appunto”.

In verità l’app esiste da fine 2009, ma è un disastro e nessuno riesce ad usarla. Passano solo pochi mesi e sull’Apple Store compare un’altra app che ti permette di fare in modo semplice quello che Flickr non ti fa fare. Si chiama Instagram. Nel frattempo la concorrenza si fa spietata: per condividere immagini, oltre a Instagram, le persone possono usare Facebook e Twitter. Per archiviarle prendono piede Google Photo e decine di altri servizi cloud.

Quando nel 2012 Marissa Mayer prende in mano Yahoo!, parte addirittura una campagna online: gli utenti la supplicano di rendere Flickr di nuovo eccezionale: Un tentativo c’è: nel 2015 la piattaforma cambia faccia, sia su desktop sia sulle app. Migliora l’esperienza d’uso, la condivisione si fa semplice. Ma è troppo tardi per recuperare il tempo perso. E 100 milioni di iscritti sono nulla se non si cresce ai ritmi vertiginosi degli altri social network della Silicon Valley.

Yahoo! in quel periodo ha problemi più grossi: è in trattativa per la vendita. L’accordo si finalizza nel giugno 2017: Verizon se la compra e nasce Oath. E così arriviamo all’aprile del 2018, quando Flickr viene ceduta a SmugMug, un servizio analogo che esiste dal 2002. La nuova proprietà saprà rilanciare la piattaforma e dare un senso ai 75 milioni di utenti ancora iscritti?

È presto per dirlo. In bocca al lupo Flickr.

Fonte: Wired.it