Cambridge Analytica e Facebook: e ora?

LANGA WEB

E’ da oramai una settimana che il mondo è scosso dall’affaire Cambridge Analytica – Facebook. I fatti: lo scorso 18 marzo due inchieste parallele del Guardian e del New York Times hanno catapultato Facebook al centro di una delle più grandi bufere mediatiche della sua storia: Cambridge Analytica, società di consulenza britannica, avrebbe utilizzato in maniera illecita i dati di oltre 50 milioni di elettori americani profilandone psicologia e comportamento in base al monitoraggio delle loro attività sul social di Zuckerberg.

Il sospetto è che Cambridge Analytica abbia influenzato le intenzioni di voto di milioni di persone grazie all’uso sapiente di dati personali acquisiti illecitamente, all’insaputa degli elettori stessi. Una faccenda seria, che a poche ore dalla pubblicazione ha fatto diminuire il valore delle azioni di Facebook del 6,8% e che a Mark Zuckerberg è costata oltre 9 miliardi di dollari del suo patrimonio personale.

Una faccenda che, ancora una volta, mette in discussione il diritto degli utenti del web di sapere chi accede ai loro dati (in questo caso Cambridge Analytica) e per quale scopo. Quando si effettua un Facebook Login si accetta che il sito al quale ci si sta registrando ottenga alcuni dei nostri dati personali. La pratica è legale ed è chiaramente spiegata da Facebook al momento della registrazione.

Il problema è che questi dati non possono essere venduti o condivisi con terze parti (cosa che a quanto pare faceva di continuo Cambridge Analytica), quindi se Zuckerberg sapeva, perchè non ha fatto nulla? Purtroppo le vittime del social network, in questo caso, sono proprio quelle persone che basano il loro business esclusivamente su di esso. Molte aziende preferiscono investire in pagine Facebook per avere visibilità, ma non si rendono conto che questo è un investimento volatile, senza un effettivo ritorno, se non è accompagnato da altri tipi di intervento (SEO organico, o la costruzione di un sito web professionale da cui far partire con sicurezza la promozione della propria attività).

La realtà è che in queste ore il social sta vivendo un esodo di massa: se già da qualche anno la crescita di Facebook si era arrestata (fino allo scorso mese, quando si è registrato un vero calo di utenti), ora lo scandalo dei dati rivenduti da Cambridge Analytica a spese degli utenti rischia di segnare un punto di non ritorno, con il crollo degli indici di interesse e di utenza che colpisce fortemente chi investe esclusivamente in campagne social, facendogli buttare denaro in una piattaforma poco sicura. Col risultato di generare statistiche sballate e problemi di security non indifferenti per gli utenti.

Quale è quindi la soluzione? Abbandonare del tutto la strada social? Assolutamente no, perchè per quanto in crisi dopo il problema con Cambridge Analytica, Facebook rimane comunque una piattaforma di grande rilevanza nell’era digitale, ma gli vanno riconosciuti dei limiti strutturali, quali il fatto di essere poco sicuro, molto volubile e per questo non controllabile. In sostanza, è Facebook a decidere, non l’utente (anche se magari paga per sponsorizzarsi). La soluzione, come spesso accade, sta nel mezzo. Dare una vetrina social alla propria azienda è importante, ma deve essere fatto accompagnando questo con altri interventi, che avranno un ritorno più sicuro e stabile nel futuro: ovvero dotarsi di una piattaforma web propria e lavorare sul suo SEO organico (ovvero l’impianto di parole chiave nel sito per aumentarne la posizione nella SERP di Google).

Questo tipo di lavorazioni, se effettuate da professionisti, garantiscono che ad avere il controllo sia l’utente, non una piattaforma esterna come può essere Facebook. Un sito web rimane “tuo” ed è protetto, non è come una pagina social, i cui dati possono essere hackerati in qualsiasi momento stile Cambridge Analytica. Insomma, niente panico dopo gli eventi dei giorni scorsi, ma serve saggezza nel programmare le proprie mosse nel web marketing, in modo che gli investimenti fatti abbiano poi un ritorno e non vadano dispersi. Ed avere come proprio “core” un sito ben strutturato può essere la risposta giusta.

In sostanza, meglio un sito professionale e un buon lavoro di SEO organico, piuttosto che una pagina Facebook lasciata a se stessa nel mare (un pò burrascoso) del social.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

+ info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi